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Medio Oriente, Riad riapre l?oleodotto colpito. Usa: «Stop all?export di diesel»

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

Il discorso di Donald Trump all'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha messo in chiaro che l'assedio all'Iran non è destinato a finire prima di un accordo. I Pasdaran,...

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Il discorso di Donald Trump all'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha messo in chiaro che l'assedio all'Iran non è destinato a finire prima di un accordo. I Pasdaran, d'altro canto, hanno avvertito di non volere contatti con Washington e di essere pronti a qualsiasi sviluppo. Ma a Teheran non tutti sembrano allineati ai Guardiani della Rivoluzione. All'interno del regime c'è chi continua a spingere per una soluzione negoziale al conflitto. E ieri sono arrivati segnali da non sottovalutare. Uno è giunto direttamente da New York. Il presidente degli Stati Uniti ha confermato che delegazioni iraniane e americane si sono incontrate a margine dell'Assemblea generale. «È durato tre ore. È stato un ottimo incontro», ha sottolineato il tycoon, annunciando che «molto presto» si terrà un altro vertice.

L'altro fronte

Il secondo segnale di normalizzazione è arrivato invece dall'altro fronte, quello tra Arabia Saudita e Houthi, e in particolare sul petrolio. Un dossier che interessa anche Trump, il quale ieri ha anche paventato l'ipotesi di uno stop all'export di diesel americano, il cui prezzo, proprio per i conflitti in corso, ha raggiunto livelli record.

Ieri Riad ha deciso di riattivare l'oleodotto East-West e di riprendere le esportazioni di petrolio dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso. La notizia ha dato subito sollievo ai mercati insieme alle speranze di un nuovo accordo sul Golfo Persico. Il prezzo del Brent è sceso di oltre il 2%, arrivando a 98 dollari al barile: il livello più basso da due settimane. Secondo una fonte saudita, il completo ripristino del flusso di petrolio avrà bisogno di alcune settimane. I mercati però hanno già manifestato un cauto ottimismo. L'Arabia Saudita aveva scelto di usare l'East-West per aggirare il blocco di Hormuz e continuare a servire i suoi clienti (soprattutto la Cina) attraverso i terminal del Mar Rosso. Con l'offensiva scatenata dagli Houthi, la minaccia del blocco di Bab el-Mandeb e i raid a raffinerie e oleodotti, Riad rischiava di dovere fermare ogni tipo di export. L'alternativa, come ha spiegato il Wall Street Journal, è tra caricare il petrolio nel Golfo rischiando i colpi dei Pasdaran o farlo nel Mar Rosso cercando di evitare gli Houthi. Ma la riattivazione dell'oleodotto ha rappresentato una prima boccata d'ossigeno per l'intera economia globale.

Il sostegno

Riad ha ricevuto il sostegno del G7 Esteri, che ha condannato gli attacchi Houthi e chiesto a Teheran di interrompere i legami con la milizia. C'è stata anche una telefonata tra il principe ereditario Mohammed bin Salman e Vladimir Putin in cui il presidente russo ha ribadito l'importanza di mantenere liberi e sicuri sia Bab el-Mandeb che Hormuz. Ma sul secondo stretto, tutto passa dalle decisioni di Iran e Stati Uniti. Da Teheran sono arrivati segnali di distensione. L'offerta iraniana di riaprire entro una settimana Hormuz in cambio di un allenamento della pressione economica e militare da parte di Washington è un elemento su cui Trump sta riflettendo. La proposta è stata inviata ai mediatori e prevede anche «la ripresa dei colloqui con l'obiettivo di raggiungere una cessazione permanente delle ostilità tra i due Paesi». Secondo le fonti, il via libera sarebbe arrivato direttamente dalla Guida suprema, Mojtaba Khamenei.

E nonostante Trump abbia minacciato di "cannientare" la Repubblica islamica e abbia ribadito le sue linee rosse sul programma nucleare, l'incontro a New York ha confermato che il dialogo continua. La Cnn aveva rivelato già prima dell'incontro che proprio il presidente Usa aveva chiesto ai suoi consiglieri di volere incontrare i rappresentanti iraniani giunti a New York per l'Assemblea Generale dell'Onu (il presidente Masoud Pezeshkian o il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il quale ha chiesto agli Usa una scorta), ma solo «se le condizioni saranno favorevoli». Il segretario di Stato Marco Rubio aveva confermato l'interesse di Trump per un incontro. Il summit non ha coinvolto poi direttamente il tycoon ma suoi rappresentanti, Jared Kushner e Steve Witkoff. E questo serve anche a rassicurare gli alleati arabi. Secondo Axios, i mediatori hanno lavorato per convincerlo a parlare con gli iraniani. E allo stesso tempo, stanno cercando di far desistere il capo della Casa Bianca da una nuova escalation.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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