L'ANGOLO DEI BLOGGER. Negli ultimi anni è uno degli sport maggiormente esposti agli interessi di organizzazioni criminali e mafiose, soprattutto per la manipolazione delle scommesse e il riciclaggio di denaro
Mentre i riflettori del circuito ATP e WTA illuminano i grandi campioni nei tornei dello Slam, nell’enorme economia del tennis professionistico si consuma una realtà ben diversa: una minaccia concreta, sistemica e insidiosa. Negli ultimi anni, infatti, il tennis è diventato uno degli sport maggiormente esposti agli interessi di organizzazioni criminali e mafiose, soprattutto per la manipolazione delle scommesse e il riciclaggio di denaro. Si stima un giro d’affari complessivo legato alle scommesse sul tennis—dagli Slam fino ai tornei ITF—di circa 26 miliardi di dollari. È questo contesto a spiegare perché il tennis attiri le mafie.
A differenza degli sport di squadra come il calcio, il tennis presenta vulnerabilità strutturali specifiche, che rendono più agevoli le infiltrazioni criminali. In un incontro, infatti, è sufficiente intervenire su uno o pochi elementi per alterare l’esito complessivo o, comunque, influenzare determinati snodi della gara. In molti casi non è necessario “truccare” il risultato finale: alle organizzazioni criminali può bastare che un tennista commetta un doppio fallo in un determinato game o perda un set specifico. In questo modo diminuisce la visibilità dell’anomalia e aumenta la probabilità che il match-fixing passi inosservato.
A rendere il quadro ancora più grave è la denuncia pubblica del tennista romano Matteo Berrettini, che ha segnalato le minacce di morte ricevute dalla sua famiglia da parte di soggetti collegati al sistema delle scommesse online. Se, inoltre, consideriamo la stratificazione economica del circuito, emerge un ulteriore fattore di rischio: mentre l’élite del tennis beneficia di introiti milionari, centinaia di atleti impegnati nei tornei ITF Future e Challenger faticano a coprire spese essenziali come viaggio, allenatori e iscrizioni. Per chi versa in condizioni economiche precarie, un compenso di poche migliaia di euro offerto da un “fixer” per cedere un set può rappresentare un incentivo difficile da rifiutare, soprattutto quando l’alternativa è la bancarotta sportiva.
In passato, Europol ha già avviato inchieste che hanno evidenziato l’esistenza di vere e proprie organizzazioni criminali transnazionali. Tra le indagini più rilevanti figurano quelle relative alla mafia armena, in grado di coordinare una rete capillare attiva in oltre sette paesi europei, tra cui Belgio, Spagna, Francia e Germania. Il modus operandi combina infiltrazione nel contesto sportivo e ingegneria finanziaria: i fixer contattano tennisti giovani o in difficoltà economica direttamente sul campo oppure tramite messaggistica privata attraverso i social media. L’obiettivo non è necessariamente alterare l’intero incontro, ma incidere su dettagli specifici—ad esempio perdere un game di servizio—così da creare risultati statisticamente compatibili con la normalità.
Per ridurre gli allarmi dei bookmaker e dei sistemi di intelligence, il sistema tende a scommettere somme modeste su centinaia di conti differenti. Spesso tali conti sono intestati a prestanome oppure utilizzano piattaforme illegali estere, in particolare asiatiche, dove il tracciamento dei flussi è più difficile. I profitti generati non alimentano soltanto le scommesse: servono anche a riciclare proventi di altre attività illecite, tra cui traffico di stupefacenti, estorsioni e armi, ripulendo il denaro attraverso i circuiti del betting.
Per contrastare efficacemente il fenomeno, il tennis ha istituito l’ITIA (International Tennis Integrity Agency), un organo indipendente con poteri investigativi e sanzionatori. Sono previste radiazioni a vita e sanzioni pecuniarie per tennisti e giudici di sedia coinvolti. È inoltre previsto un monitoraggio dei flussi attraverso accordi diretti con gli operatori di scommesse, finalizzato all’individuazione di volumi anomali di giocate su mercati minori. Al contempo, ai tennisti professionali e al loro staff è imposto il divieto di scommettere su qualsiasi evento tennistico a livello globale.
Nonostante l’inasprimento delle sanzioni, il sistema di contrasto risulta ancora insufficiente. Finché persisterà lo squilibrio economico nei livelli inferiori del professionismo, il tennis continuerà a costituire un terreno fertile per gli interessi della criminalità organizzata. A mio parere sono necessari organismi sportivi realmente indipendenti, normative internazionali omogenee e una cooperazione strutturale tra magistrature e forze di polizia.
È inoltre fondamentale potenziare le maxi-inchieste transfrontaliere, considerate le uniche in grado di colpire i vertici delle organizzazioni mafiose specializzate nel match-fixing. Un esempio emblematico è lo smantellamento della rete controllata da Grigor Sargsyan, il criminale che gestiva centinaia di tennisti in tutta Europa. In presenza di cartelli criminali moderni e altamente tecnologici capaci di muovere risorse su scala globale, con il coinvolgimento o l’influenza di federazioni sportive nazionali e internazionali, nessun singolo ente può agire in modo isolato. Per colpire queste organizzazioni la cooperazione internazionale sarà fondamentale.
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