Il centrale inglese era finito nella lista degli epurati, uori rosa per tre settimane e ai margini del progetto. Amorim dovrà recuperarlo
Conti alla mano, non c’è nessuno, tra i calciatori attualmente tesserati, che abbia indossato la maglia rossonera senza interruzioni da più tempo di lui. Dal gennaio 2021, Tomori è stabilmente al Milan. Succede a Leao, ceduto di recente al Galatasaray, e supera sia Gabbia, passato da un prestito lampo al Villarreal, che Maignan, arrivato in Italia nell’estate del 2021. Non è stata, però, una soluzione di riconoscenza, né di rispetto verso un senatore del gruppo. Non c’era neanche niente da perdonare, ma solo una questione di opportunità: non avendo preso - consapevolmente - il difensore durante il calciomercato, il Milan ha deciso, non appena scoccato il gong della chiusura dei trasferimenti, di reintegrare nella rosa Tomori, da tre settimane isolato dal gruppo assieme agli ex esuberi (oggi trasferitisi in altri club) Nkunku, Fofana, Gimenez e Odogu. L’inglese, dunque, da oggi si allenerà nuovamente assieme ai compagni di squadra, nel giorno della riapertura dei cancelli di Milanello dopo il giorno di riposo concesso ieri da Amorim.
Una inversione a U che ha fatto e farà discutere, anche perché, sia pubblicamente che attraverso filtri vari, i vertici del club avevano fatto più volte sapere di non concedere deroghe agli epurati: fuori rosa erano e fuori rosa sarebbero rimasti, anche senza cessione. Non ultimo l’allenatore Amorim giovedì in conferenza stampa: «Alcuni giocatori, anche se non lasceranno il club, non faranno parte della squadra. Non è perché non siano migliori giocatori di altri, sono veramente ottimi giocatori e davvero dei bravi ragazzi, ma è impossibile allenarsi durante la settimana con 27 giocatori. Nessuno riesce a prepararsi al meglio, nessuno è soddisfatto. Dunque, ci sono alcuni giocatori che se rimarranno non saranno parte della squadra». Evidentemente, essendo infinite le vie del calciomercato, qualcosa è cambiato nel pensiero di Cardinale e di Amorim.
Non una novità nell’estate rossonera. Basti pensare che, dopo il poker di licenziamenti con effetto immediato di maggio, il proprietario rossonero aveva prima sondato due Head of Football (Ralf Rangnick e Markus Krosche) e i relativi direttori sportivi, per poi decidere personalmente di affidare la panchina ad Amorim scegliendo, come dirigenza sportiva, un comitato tecnico di figure (Hendrik Almstadt e Bobby Gardiner) già all’interno della società, promosse in ruoli decisamente più operativi e più esposti. Cambi di strategia che, dunque, hanno caratterizzato il calciomercato milanista sin dagli albori della sessione, finendo per influenzarne anche il traguardo con il reintegro in rosa dell’epurato Tomori.
TecnicaAl di là della questione coerenza, comunque, c’è una valutazione tecnica che è prioritaria. Il Milan non ha voluto acquistare un difensore centrale (oltre a Gila) in questa sessione di mercato, perché non convinto da nessuno dei profili proposti. Per non rimanere con Filippo Terracciano e i giovani Sankhoun Diawara (2006) e Valeri Vladimirov (2008) come prime alternative ai titolari, si è deciso di riaffidarsi al più “vecchio” di tutti. Colui che, da più tempo e forse non a caso, veste la maglia rossonera. Tomori vorrà ora dimostrare in campo ai suoi capi di essersi sbagliati.