Il Cab di Newport è un locale hardcore punk con l’odore tipico di birra stantia e un cartellone di concerti dai nomi improbabili. Sul palco, però, non ci sono ragazzini che imitano le rockstar, ma un gruppo di signore gallesi […]
L'articolo Sul palco a 60 anni: la rivoluzione punk delle NaNaz contro i tabù dell’età sembra essere il primo su iO Donna.
Il Cab di Newport è un locale hardcore punk con l’odore tipico di birra stantia e un cartellone di concerti dai nomi improbabili. Sul palco, però, non ci sono ragazzini che imitano le rockstar, ma un gruppo di signore gallesi tra i cinquanta e i sessant’anni, che ha deciso di riprendersi la propria voce in una società che tende a rendere invisibili le donne quando superano la soglia della mezza età. Si chiamano NaNaz e hanno imbracciato le chitarre per fare parecchio rumore, trasformando la loro musica in un atto di libertà collettiva.

A vederle sul palco non c’è traccia di posa. La nascita della band affonda le radici nel laboratorio “Nana Punk”, un’iniziativa ideata la domenica pomeriggio da un’operatrice sociale colpita da un ictus per contrastare l’isolamento sociale femminile e offrire uno spazio sicuro senza giudizi. È qui che si sono incrociate le vite di donne pronte a trasformare in musica rabbia e diritti: dai problemi delle case di riposo alle pensioni, fino allo sguardo dissacrante sugli atteggiamenti degli uomini verso le donne che invecchiano.
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Il gruppo mette insieme background completamente diversi: c’è Anne-Marie Bollen, sessant’anni ed ex infermiera di comunità cresciuta con il mito del punk britannico, che ha debuttato come bassista e cantante; a fianco a lei, alla chitarra solista, c’è Ange Pearce, sessantadue anni, ex edicolante ed ex gelataia che insieme alla moglie ha cresciuto trentasei ragazzi in affido. Insieme a loro, ancora Marega Palser, sessant’anni, che ha portato la sua esperienza di ex attrice e danzatrice reinventandosi polistrumentista dopo un profondo momento di cambiamento personale.
Un mosaico di storie sul palcoIl quadro artisticosi completa con altre figure fondamentali: la chitarrista ritmica Claire Symons, cinquantaduenne ed ex agente di attori, salita sul palco partendo letteralmente da zero e imparando a suonare direttamente durante i workshop; la violista Deborah de Lloyd che porta con sé una solida preparazione classica iniziata all’età di otto anni. E a tenere il tempo per tutte c’è, infine. la giovanissima Jade Ball, ventinovenne laureata in musicoterapia e colpita da una malattia neurologica che l’ha costretta a imparare nuovamente a suonare la batteria, trovando nel gruppo un ambiente di profonda accoglienza umana prima ancora che musicale.

Dalle battaglie per le penzioni fino al diritto di invecchiare fuori dagli stereotipi, le NaNaz smantellano le aspettative sociali a colpi di chitarra. (Foto: Instagram)
Le NaNaz raccontano la vita reale senza filtri, portando sul palco temi profondamente legati al vissuto femminile. Il loro primo singolo, 60 Lies, è un inno di rabbia pura a sostegno della campagna WASPI, Women Against State Pension Inequality, ossia “Donne contro la disparità della pensione di Stato”, nata per denunciare le ingiustizie subite da generazioni di lavoratrici penalizzate dai tagli previdenziali.
Abbracciare l’imperfezione contro gli stereotipiNelle loro canzoni trovano spazio i tabù, i cambiamenti biologici e la trasformazione del corpo femminile, come nel caso degli sbalzi d’umore, della rabbia irrazionale e dell’energia imprevedibile legate alla menopausa, raccontati senza mezzi termini nel brano Harness the Darkness. La loro musica smantella deliberatamente l’ossessione per la perfezione estetica e la pressione della prestazione impeccabile che domina i social network: quando sbagliano un accordo dal vivo, le NaNaz si guardano, ci ridono sopra al microfono e tirano dritto, dimostrando al pubblico che l’imperfezione e l’autenticità sono l’atto più rivoluzionario di tutti.
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La forza del gruppo sta anche nella capacità di fare rete tra generazioni diverse. La presenza di componenti di età ed esperienze differenti intende dimostrare la potenza di una comunità capace di accogliere e sostenere le fragilità di ciascuna. Senza manager o etichette discografiche, le NaNaz registrano ormai il tutto esaurito a ogni data. E alla fine dei concerti, una scena bellissima si ripete sempre: decine di donne tra il pubblico si avvicinano al palco, ispirate da quell’energia, più pronte a riprendere in mano la propria vita e chissà, magari, a comprare la loro prima chitarra.
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