Maria Di Domenica, 71 anni, stava tornando dalla Puglia a Genova con i due figli e il genero. La Jeep ha urtato il guard rail e si è ribaltata: la donna è stata sbalzata fuori ed è morta. Nello stesso tratto nel 2023 persero la vita Monica Rosi e Giovanni Cardinali. La polizia stradale torna ora a fare accertamenti anche sulla barriera
L'articolo Maria torna a casa con i figli, poi lo schianto sull’Aurelia: muore nello stesso punto di Monica e Giovanni proviene da MaremmaOggi.
GAVORRANO. Maria era seduta dietro, sulla Jeep Compass. Davanti c’era il genero, al volante. In macchina con lei anche i suoi due figli.
Avevano ancora alcune centinaia di chilometri davanti prima di arrivare a casa, a Genova, dove la famiglia vive da decenni.
Alle loro spalle c’era invece la Puglia. La terra dove Maria Di Domenica era nata 71 anni fa, in provincia di Bari, e dove era tornata prima di riprendere la strada verso nord.
Un viaggio lungo, quello della famiglia. Uno di quelli nei quali si macinano chilometri aspettando soltanto di vedere comparire sul navigatore l’ora dell’arrivo.
Maria a casa non è mai arrivata. Il viaggio si è interrotto lunedì 28 settembre, sull’Aurelia, all’altezza di Gavorrano, poco dopo l’una del mattino.
Prima l’urto della Jeep contro il guard rail. Poi il tentativo del conducente di riportare il suv in carreggiata. Infine il mezzo che si ribalta.
Una, due volte. Maria viene sbalzata fuori dall’abitacolo. Quando arrivano i soccorritori, sull’asfalto dell’Aurelia si consuma una tragedia che, in quel punto, riporta indietro di tre anni.
Perché è lì che nell’estate del 2023 morirono Monica Rosi e Giovanni Cardinali.
E anche quella volta, al centro della dinamica dell’incidente, finì il guard rail.
L’urto contro la barriera, poi il tentativo di rimettere la Jeep in carreggiataÈ passata da poco l’una di notte quando la Jeep Compass percorre l’Aurelia in direzione nord.
La famiglia sta tornando verso Genova. Secondo i primi elementi raccolti dalla polizia stradale, il suv finisce verso la barriera laterale e la urta.
Il genero di Maria, che è al volante, si accorge dell’impatto e prova a correggere la traiettoria, sterzando verso sinistra per riportare la Jeep sulla carreggiata.
La manovra, però, non basta: il mezzo perde stabilità e si cappotta un paio di volte.
Durante la carambola Maria, che si trova sul sedile posteriore, viene proiettata all’esterno. I soccorsi scattano immediatamente.
Sul posto arrivano i sanitari del 118, le ambulanze, l’automedica, i vigili del fuoco e la polizia stradale.
Per la settantunenne, però, non c’è niente da fare. Maria Di Domenica muore sull’Aurelia, a centinaia di chilometri dalla Puglia che aveva appena lasciato e ancora lontana dalla sua casa di Genova.
I due figli e il genero ricoverati al MisericordiaGli altri tre occupanti della Jeep restano feriti. Sono i due figli della donna e il genero, che era alla guida.
Vengono soccorsi e accompagnati all’ospedale Misericordia di Grosseto, dove sono ricoverati. Le loro condizioni, fortunatamente, non sarebbero gravi.
Per loro, però, quello che doveva essere soltanto il lungo viaggio verso casa si è trasformato nella notte in una tragedia.
Ora saranno anche le loro testimonianze, insieme ai segni lasciati sull’asfalto e sul veicolo, ad aiutare gli investigatori a ricostruire secondo per secondo quello che è successo.
Perché su quell’incidente la polizia stradale vuole fare chiarezza fino in fondo. E c’è un particolare che rende gli accertamenti ancora più delicati: è il luogo dello schianto, lo stesso nel quale perse la vita una coppia toscana.
Nello stesso punto morirono Monica e GiovanniÈ il 20 agosto 2023. Sull’Aurelia, sempre in direzione nord e nello stesso tratto di Gavorrano, viaggia una Renault Captur.
A bordo ci sono Giovanni Cardinali, 54 anni, e Monica Rosi, 46. Stanno tornando verso casa, nel Pisano.
La Captur perde aderenza, si sposta verso destra e arriva contro il terminale iniziale della barriera.
Quello che succede dopo diventerà il cuore dell’inchiesta aperta dalla Procura di Grosseto.
Secondo la ricostruzione sulla quale si fonda la richiesta di rinvio a giudizio, infatti, il guard rail invece di contenere la vettura avrebbe agito come una rampa, sollevando la Captur e proiettandola per circa 43 metri, fino allo schianto contro un pino.
Giovanni muore sul colpo, Monica viene rianimata a lungo, caricata sull’elisoccorso e trasportata alle Scotte di Siena. Morirà il giorno successivo.
Quel guard rail finì sotto sequestroSubito dopo la tragedia del 2023, proprio la barriera laterale finì sotto la lente degli investigatori.
La Procura dispose il sequestro del guard rail e gli accertamenti della polizia stradale si concentrarono anche sulla sua conformazione e sulla possibilità che avesse contribuito alle conseguenze dell’incidente.
Un’indagine lunga e complessa.
Fino al marzo scorso, quando il sostituto procuratore Carmine Nuzzo ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone, tra vertici, dirigenti, funzionari e tecnici Anas e l’appaltatore coinvolto.
La contestazione della Procura riguarda, a vario titolo, aspetti tecnici e gestionali della barriera installata lungo la carreggiata nord, ritenuta dall’accusa non adeguata a quel tratto di strada.
Si tratta di contestazioni che dovranno naturalmente essere vagliate nel procedimento giudiziario e che non equivalgono a un accertamento definitivo di responsabilità.
Ma è proprio quel precedente che adesso rende inevitabile un nuovo approfondimento.
Ora la polizia stradale torna ad analizzare la barrieraTre anni dopo la morte di Monica e Giovanni, nello stesso tratto dell’Aurelia c’è un’altra vittima. E ancora una volta, secondo i primi elementi della dinamica, c’è stato un impatto con il guard rail.
I due incidenti non possono essere automaticamente sovrapposti.
Nel 2023, secondo la ricostruzione dell’accusa, la barriera avrebbe avuto un ruolo nella proiezione della Captur fuori dalla carreggiata. Nel caso della Jeep sulla quale viaggiava Maria, invece, la dinamica deve ancora essere ricostruita in tutti i suoi dettagli.
Questa volta, dai primi riscontri, dopo l’impatto con la barriera il conducente avrebbe cercato di riportare il suv verso sinistra. La Jeep avrebbe quindi perso stabilità, cappottandosi.
Saranno i rilievi e gli accertamenti tecnici a stabilire il punto preciso dell’impatto, la traiettoria del mezzo e quale ruolo abbia eventualmente avuto la barriera nella sequenza dell’incidente.
La polizia stradale sta lavorando proprio su questo, anche perché quel tratto non è un punto qualunque dell’Aurelia. È un pezzo di strada sul quale esiste già un’inchiesta per due morti e dalla notte scorsa c’è un’altra vittima da piangere.
Il viaggio di Maria finisce a GavorranoMaria aveva 71 anni, era nata in provincia di Bari, ma da decenni la sua vita e quella della sua famiglia erano a Genova. In Puglia era tornata ancora una volta, poi era arrivato il momento di ripartire.
La Jeep verso nord, i figli e il genero insieme a lei e quella lunga striscia d’asfalto che dalla Puglia avrebbe dovuto riportarli fino in Liguria.
Mancavano ancora alcune centinaia di chilometri e Maria li stava percorrendo seduta sul sedile posteriore.
Poi, a Gavorrano, quel viaggio verso casa è finito contro un guard rail. Lo stesso tratto di Aurelia dove tre anni fa un’altra macchina stava tornando verso casa. Dentro c’erano Monica e Giovanni.
E anche loro non ci sono mai arrivati.

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