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Crisi nera per gli smartphone, forti rincari a causa dell’intelligenza artificiale

Дата публикации: 16-10-2026 05:54:00

Secondo Counterpoint Research, i prezzi retail degli smartphone sono aumentati globalmente del 20% dall’inizio dell’anno

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Secondo Counterpoint Research, i prezzi retail degli smartphone sono aumentati globalmente del 20% dall’inizio dell’anno

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Il conto della corsa all’intelligenza artificiale sta arrivando anche nelle tasche di chi compra uno smartphone. Secondo Counterpoint Research, i prezzi retail degli smartphone sono aumentati globalmente del 20% dall’inizio dell’anno. Nel terzo trimestre 2026 le spedizioni mondiali di telefoni sono crollate del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, toccando il livello più basso per un terzo trimestre dal 2012.

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Fenomeni strettamente collegati: la fame di memoria dei data center per l’AI sta riducendo l’offerta disponibile per l’elettronica di consumo e facendo esplodere i costi, quindi scoraggiando i consumatori, che ora preferiscono rimandare l’acquisto di un cellulare nuovo. Tengono il vecchio per più tempo o si rivolgono al mercato dell’usato (o dei ricondizionati).

Va precisato che quel -20% misura le spedizioni dei produttori verso i canali commerciali, non direttamente le vendite ai consumatori. Ma conferma una crisi cominciata a inizi 2026.

Significative anche le sorti dei diversi marchi. Samsung conserva il primo posto con il 23% del mercato e limita la flessione delle consegne al 3%; Apple raggiunge una quota record del 22% in un terzo trimestre. Molto peggio i produttori maggiormente esposti alle fasce economiche: Oppo e Vivo perdono oltre il 20%, Xiaomi addirittura più del 30%, scendendo al 10% del mercato. Counterpoint spiega che proprio Xiaomi ha ridotto la presenza nei segmenti a basso prezzo e in alcuni mercati esteri per evitare di vendere con margini diventati insostenibili. I rincari sui chip si sentono infatti sui soprattutto i modelli economici (sotto i 150 euro), dove ci sono meno margini.

Dietro questi numeri c’è soprattutto la crisi delle memorie. I grandi produttori Samsung, Sk Hynix e Micron stanno destinando una quota crescente degli investimenti e della capacità produttiva ai componenti per server AI, molto più remunerativi di quelli destinati agli smartphone. Producono quindi meno memorie per smartphone. TrendForce segnala inoltre che anche un tipo di memoria che va bene anche per smartphone viene sempre più utilizzata nei server. La riduzione dell’offerta di memorie disponibili per il mercato smartphone ne fa aumentare i prezzi. Continuerà ancora così: Trendforce prevede rincari nel quarto trimestre del 10-20 per cento per le memorie smartphone.

L’effetto è ormai evidente sui singoli prodotti. Samsung il primo ottobre ha aumentato in Corea il prezzo dello stesso Galaxy S26 già in commercio: il modello base è passato da 1.254.000 a 1.403.600 won, quasi il 12% in più. Gli altri S26 sono aumentati di 149.600 won e l’Ultra da 1 TB di 270.000 won

Anche Apple ha trasferito parte dei costi sui nuovi prodotti. Negli Stati Uniti iPhone 18 Pro parte da 1.199 dollari e Pro Max da 1.299, cento dollari in più dei rispettivi predecessori, circa il 9% e l’8%. Secondo un report di Nikkei, Apple avrebbe inoltre ridotto di almeno il 15% gli ordini di componenti per ottobre rispetto ai programmi iniziali, dopo una domanda più debole del previsto.

Ancora più netto il caso Xiaomi in Cina. Il 9 ottobre l’azienda ha aumentato di 1.000 yuan l’intera gamma Xiaomi 17 Ultra già sul mercato: il 12/512 GB è passato da 6.999 a 7.999 yuan, cioè +14,3%; il 16/512 da 7.499 a 8.499 yuan.

La crisi pesa soprattutto sui modelli economici. È molto più facile assorbire cinquanta dollari di costi aggiuntivi su un telefono da mille euro che su uno da cento. Per questo i produttori stanno eliminando modelli entry level, riducendo le configurazioni, aumentando i prezzi e spostando il portafoglio verso le fasce superiori.

L’AI sta quindi producendo un effetto collaterale molto concreto lontano dai data center: sta contribuendo a rendere più costoso cambiare smartphone. E la conseguenza più profonda potrebbe non essere il flagship che passa da 1.300 a 1.400 euro, ma la progressiva scomparsa dei telefoni davvero economici. Con impatti soprattutto sulle fasce di popolazione più svantaggiate.

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