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La cyber war avanza: l’Europa è il fronte sempre più critico

Дата публикации: 15-10-2026 12:39:56

Un agente di intelligenza artificiale ha aggirato una falla in un sito pubblico per accedere a dati a pagamento; un altro ha inviato per errore un modulo federale nonostante avesse...

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Scenari

Gli attacchi al settore pubblico sono cresciuti del 90% su scala globale e del 114% nel Vecchio Continente in soli 30 mesi

(Adobe Stock)

Un agente di intelligenza artificiale ha aggirato una falla in un sito pubblico per accedere a dati a pagamento; un altro ha inviato per errore un modulo federale nonostante avesse istruzioni contrarie.

Gli episodi, emersi da una recente revisione interna di Anthropic, hanno spinto l’azienda americana a sospendere l’accesso a Internet per i propri “assistenti” durante i test. Da fine agosto a tutto settembre scorso, invece, Proofpoint, uno dei principali attori della cybersecurity a livello mondiale, ha identificato almeno quattro attori con finalità di spionaggio che hanno adottato rapidamente il kit exploit BlueMoon per Chrome e Windows in campagne mirate di spearphishing, di cui non è stato attribuito l’uso in via esclusiva a gruppi legati alla Cina ma che puntavano a obiettivi mirati in ambito governativo.

Due episodi molti diversi fra di loro che riconducono entrambi alla nuova era della “cyber defense” in cui viviamo oggi, di cui si è parlato anche in occasione di Cybertech Europe 2026, l’evento internazionale dedicato alla sicurezza informatica tenutosi questa settimana a Roma.

La pressione cresce con le tensioni geopolitiche

A giugno 2026, ogni organizzazione governativa ha dovuto fronteggiare in media 2.836 attacchi informatici alla settimana su scala globale, a gennaio 2024 erano 1.496: la crescita è stata di circa il 90%. In Europa la pressione è aumentata ancora più rapidamente, con 2.563 attacchi settimanali subiti per singolo ente contro i 1.197 di 30 mesi prima (l’incremento è stato quindi del 114%). I numeri elaborati da Check Point Research, che il Sole 24 Ore ha avuto in esclusiva, fotografano l’escalation che investe il settore pubblico, un obiettivo sempre più sensibile per i cybercriminali.

Europa sotto pressione

Detto che il numero totale degli incidenti e quello degli enti effettivamente colpiti non è noto, l’intensificarsi della pressione sulle organizzazioni governative europee è palese. E la distribuzione geografica degli attacchi fa emergere una chiave di lettura geopolitica netta: le aree coinvolte direttamente nei conflitti o vicine ai teatri di guerra mostrano impennate dei tentativi di violazione contro il settore governativo che coincidono con la cronologia dei conflitti stessi, piuttosto che una crescita graduale nel tempo.

Questo andamento emerge tanto in Medio Oriente quanto in Europa, sullo sfondo della guerra tra Russia e Ucraina. Si tratta, come precisano gli esperti di Check Point Research, di una correlazione temporale e non di una prova di responsabilità certificabile: la copertura della telemetria varia da Paese a Paese e misura dove e con quale intensità si registrano gli attacchi, ma non consente di attribuirli a uno Stato o a un gruppo.

L’esposizione del comparto governativo dipende in ogni caso dalla convergenza di tre fattori. Innanzitutto, la presenza di dati di elevato valore per le organizzazioni impegnate in azioni di spionaggio, indipendentemente dall’esistenza di un conflitto.

In secondo luogo, la paternità di servizi essenziali la cui interruzione produce effetti immediatamente visibili sulla popolazione. Infine, il fatto che un ente pubblico opera su infrastrutture tecnologiche spesso più datate e frammentate rispetto a quelle del settore privato, ampliando così la superficie di attacco.

Questa combinazione di fattori rende il volume degli attacchi contro il settore governativo una sorta di indicatore anticipatore, che tende ad aumentare prima e più rapidamente rispetto ad altri comparti, offrendo una prospettiva privilegiata su come le tensioni geopolitiche si traducano in una crescente pressione cyber sulle organizzazioni.

Check Point Research: attacchi veloci

Il crescente volume degli attacchi al settore pubblico inoltre riflette un’altra tendenza che preoccupa gli Stati, ovvero sia la velocità con cui le offensive criminali si propagano. Secondo i dati di Check Point Research, infatti, nel primo trimestre di quest’anno il tempo mediano necessario per sfruttare una vulnerabilità è passato da circa un anno nel 2021 a meno di 24 ore. Un dato eclatante, che non dimostra tuttavia pienamente il ruolo dell’intelligenza artificiale nella crescita degli attacchi. Chiarisce però molto bene perché l’aumento dei volumi (e i tempi di sfruttamento più brevi delle falle) rendano la resilienza operativa una priorità, soprattutto per gli enti che utilizzano sistemi legacy e hanno cicli di aggiornamento tecnologici lunghi e complessi.

I modelli AI alla base degli attacchi sponsorizzati da Stati

I gruppi cybercriminali legati a Cina, Russia, Corea del Nord e Iran hanno integrato l’intelligenza artificiale nelle operazioni di attacco, con attività che spaziano dalla fase di ricognizione e ingegneria sociale fino allo sviluppo di malware e alla compromissione di un sistema. A dirlo a chiare lettere è il rapporto “AI Statecraft and Cyberthreats in 2026” di TrendAI, divisione di Trend Micro, che spiega come l’accesso ai modelli AI di frontiera occidentali non rappresenti necessariamente un fattore determinante.

Gli esperti hanno infatti osservato come gruppi Apt (Advanced Persistent Threat) legati alla Cina utilizzino modelli locali nel momento in cui quelli di matrice americana ed europea si bloccano o limitano le loro attività, riuscendo così a proseguire le operazioni. In un’intrusione in Thailandia, attribuita con bassa confidenza a un attore ignoto (forse Earth Lamia), l’attaccante è passato da Claude Code a MiMo-V2.5-Pro (un modello cinese, uno dei tanti del ricco e articolato ecosistema del Paese del Dragone) quando il servizio di accesso al primo ha avuto problemi, portando a termine la raccolta di credenziali.

Il rischio associato a questa tendenza? La crescita accelerata di attività malevole basate su modelli di AI fuori dal raggio d’azione di vendor e provider di cybersecurity occidentali, che renderebbe molto più complessi l’individuazione e il contrasto delle minacce.

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