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Una stella a Hollywood per Carlo Rambaldi, il visionario di E.T.

Дата публикации: 17-10-2026 07:05:29

Steven Spielberg l’aveva ribattezzato il «Geppetto di E.T.». Carlo Rambaldi, pittore e scultore di formazione, progettò e realizzò per il regista l’alieno protagonista del film del 1982. Prima di Hollywood,...

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Cinema e Media

Il maestro degli effetti speciali è il 18esimo italiano a ricevere una stella sulla Walk of Fame

Carlo Rambaldi. (Ansa)

Steven Spielberg l’aveva ribattezzato il «Geppetto di E.T.». Carlo Rambaldi, pittore e scultore di formazione, progettò e realizzò per il regista l’alieno protagonista del film del 1982.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Prima di Hollywood, Rambaldi aveva costruito il proprio percorso in Italia, dove si era formato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il suo ingresso nel cinema risale agli anni Cinquanta: tra i primi lavori ci fu il drago Fafner per Sigfrido (1957) di Giacomo Gentilomo. Seguirono collaborazioni con alcuni dei più importanti registi italiani, da Federico Fellini a Pier Paolo Pasolini, fino a Dario Argento.

Il passaggio al cinema avvenne quasi per caso, come racconta la figlia Daniela, presente alla cerimonia di Los Angeles: “Un suo amico stava realizzando un documentario sugli storioni, ma aveva cominciato a girare quando non era la stagione giusta per trovarli. Gli chiese allora se fosse capace di costruire uno storione artificiale. Mio padre rispose che avrebbe provato a farlo. Da quell’esperimento si aprirono per lui le porte del cinema”.

La svolta internazionale arrivò nel 1976, quando il produttore Dino De Laurentiis lo volle per il remake di King Kong. Rambaldi aveva visto il film originale del 1933 da bambino, nel cine-teatro di Vigarano Mainarda, il paese in provincia di Ferrara dove era nato. Anni dopo lavorò alla realizzazione di un enorme modello meccanico del gorilla e costruì anche un braccio a grandezza naturale per le riprese ravvicinate con Jessica Lange. Il progetto richiese una struttura metallica, sistemi idraulici e una squadra di operatori per controllarne i movimenti. Per il film Rambaldi ricevette il suo primo Oscar, nel 1977.

“Senza il King Kong di Carlo Rambaldi, ci sarebbe stato il T-Rex di Stan Winston in Jurassic Park? Probabilmente no”, ha osservato Matt Winston, figlio dello specialista degli effetti speciali Stan Winston, durante la cerimonia sulla Walk of Fame. Il suo intervento ha richiamato l’influenza che il lavoro di Rambaldi ebbe sulle generazioni successive di artisti degli effetti speciali.

Fu infatti proprio il successo di King Kong a consolidare la reputazione di Rambaldi negli Stati Uniti e a portarlo all’attenzione di Spielberg. Il regista lo coinvolse in Incontri ravvicinati del terzo tipo e, poco dopo, in E.T. l’extra-terrestre. Per quest’ultimo film Rambaldi non si limitò a costruire un pupazzo: contribuì a definire l’aspetto del personaggio e realizzò i complessi meccanismi che gli permettevano di muovere occhi, bocca, testa e mani. L’obiettivo era rendere credibile una creatura extraterrestre e farne un protagonista capace di suscitare tenerezza ed empatia. Il film gli valse il terzo Oscar nel 1983, dopo quello ottenuto nel 1980 per Alien di Ridley Scott, per il quale si occupò della realizzazione meccanica della testa della creatura disegnata da H.R. Giger.

La figlia Daniela ricorda la concentrazione con cui il padre affrontava i problemi tecnici nel suo laboratorio. “Quando doveva risolvere un problema, soprattutto quando un meccanismo non funzionava come voleva, si isolava completamente. Il suo obiettivo era dare un movimento naturale a un oggetto meccanico. A volte era talmente concentrato che non mi sentiva nemmeno. Quando trovava la soluzione, però, mi spiegava il ragionamento che lo aveva portato a quel risultato”.

Rambaldi amava definirsi «creatore di attori meccanici» e proprio per preservare e far conoscere il patrimonio artistico del padre, nel 2014 Daniela ha creato la Fondazione Culturale Carlo Rambaldi. «Oggi siamo continuamente circondati dall’intelligenza artificiale e dalle immagini digitali. Noi cerchiamo, in un certo senso, di andare nella direzione opposta: mostrare la differenza tra un personaggio meccanico costruito materialmente, che si può vedere e toccare, e qualcosa che viene creato attraverso l’IA».

E come avrebbe pensato oggi Carlo Rambaldi dell’intelligenza artificiale? Daniela ricorda il pensiero del padre sulla computer grafica: “La considerava uno strumento straordinario ma che, per fortuna, non ha le mani e dunque non può creare come un artista, né può accogliere pienamente la dimensione artigianale del lavoro artistico”.

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