L'ex capitano della Roma si racconta con sincerità in occasione della presentazione del suo libro 'Oltre'
ROMA - Francesco Totti si racconta con sincerità, al Teatro Branccaccio, durante la presentazione del libro 'Oltre', scritto con Alessandro Alciato e incentrato su momenti della sua vita privata negli anni successivi all’addio al calcio del 2017: "I tifosi? Sono loro la parte più importante - le sue parole davanti a 1.600 spettatori - ho sempre cercato di mettermi da parte e far parlare il campo, sono di poche parole, ma stavolta mi hanno messo al muro, mi hanno fatto per forza fare questo libro, ero titubante. Ne devo fare un altro quando farò 60 anni. Sono stati 10 anni intensi e significativi che vanno oltre il campo".
Totti poi si commuove parlando del padre Enzo, scomparso nel 2020: "Sono cose talmente belle, voglio spiegare, che neanche riesco a trovare le parole giuste per descrivere quello che sento veramente. È normale che poi ogni figlio decanta il papà o la mamma, no? Giustamente. Però per me lui era era lo sceriffo numero uno, perché era veramente un buono, era bello, era solare, era dolce. Cioè, trovani aggettivi adesso, eh. Pagherei oro per averlo vicino e per dirgli... per ridergli in faccia (si commuove e si copre gli occhi con la mano, mentre il pubblico applaude, n.d.r.)... Le mie parole nel libro sono state, se non sbaglio, un uomo che è stato sempre alle mie spalle, una colla che però non appiccicava, un qualcosa del genere. Avevo trovato un'immagine molto bella per raccontarlo".
Il problema alla testa e l'addio al calcio del figlioTotti ha parlato anche del prematuro addio al calcio per un problema neurologico del figlio Cristian, che tra pochi giorni compirà 21 anni: "Doveva fare una tac di controllo. Diceva: 'C'è un problema ai turbinati, perciò dobbiamo fare un intervento ai turbinati e risolviamo un po' tutto'. Questo il pomeriggio. La sera mi arriva la telefonata dal dottore, un po' mi destabilizza. E mi diceva: 'Guarda, c'è un piccolo problema, ho visto una macchiolina in testa a Cristian'. Io stavo sul divano, ma mi sono accasciato piano piano sul letto, ho riflettuto, ho pensato un attimo, mi ha detto: 'Bisogna controllarlo, bisogna vedere un attimo che cosa è'. Poi chiama la mamma, ci interfacciamo. Chiamava dieci chirurghi, dieci dottori specifici per quel problema specifico. E niente, facevamo visite su visite, uno diceva 'da operare', uno diceva 'no', uno diceva 'è già c'è cresciuto'. Cioè, non ci facevamo capire niente, fondamentalmente. E alla fine, proprio col passare del tempo, mi sono fermato, ho pensato, nel frattempo il Coni ha levato l'idoneità a Cristian, giustamente, perché non si prendevano responsabilità di questo problema. E allora loro si sono messi un po' di paura, non solo loro, io in primis. Ma l'ho preso da parte e ho detto 'Cristian, io ti voglio bene, trovati un altro lavoro, perché non mi sembra giusto buttare una vita così per fare un'altra partita di pallone'. Gli ho detto 'con tutto il rispetto, pensiamo a quello che c'è davanti, che sei giovane, c'hai un futuro bello, perciò ho detto fai non un passo, dieci passi indietro, tutto quello che hai fatto è stato bello, positivo, però purtroppo questo percorso, come si dice a Roma, 'stop alle telefonate'",
Nel libro ricorre spesso la parola amore. "Ce n'è tanto in questo libro. È una parola molto forte e pesante. In questi 50 anni ho dato e ricevuto tanto amore, soprattutto dalla famiglia e dai figli e dal popolo, c’è stato un dare e avere semplice, trasparente, penso che questo per me sia la cosa più importante, ho fatto il lavoro che ho sempre voluto. Questo per me è stato un amore vero, non è semplice trasformare quello che pensi. In quel momento ero sicuro di me stesso. Spero di aver fatto entrare questo amore". In sala al Brancaccio, tra gli altri, la fidanzata Noemi Bocchi, Arianna Mihajlovic, moglie di Sinisa Mihajlovic, l’ex giocatore Vincent Candela.
Il ricordo di MihajlovicTotti ha avuto un pensiero per Mihajlovic, morto di leucemia a 53 anni nel 2022: "Sinisa è stato fondamentale, è arrivato al momento giusto, quando venne a Roma ero il suo tassinaro, lo portavo in giro da tutte le pari pur non conoscendola bene. Era un rapporto che andava oltre il campo, una persona fantastica, era socievole e sorridente. Non ti faceva mancare mai niente, aveva un carattere forte e buono. Per me è ancora qui, una persona come lui non può andare va". La prefazione del libro è di Carlo Ancelotti: "C’è un piccolo rammarico per i tempi mi sarebbe piaciuto che Ancelotti mi avesse allenato. Ha fatto una bella prefazione",