L'obbligo di polizza anti-catastrofi è un primo passo: per Bankitalia le imprese devono investire in prevenzione contro i rischi del clima.
Giornalista
Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali
Aumentano i costi diretti degli eventi estremi derivati dal cambiamento climatico. Lo dice Fabio Panetta, governatore di Bankitalia alla Green Swan Conference di Manila. L’impatto economico non è più qualcosa di demandabile alle generazioni future perché rappresenta uno shock già in atto.
Confrontando la fotografia del tessuto produttivo e finanziario scattata dall’Istituto di via Nazionale dello scorso anno con quella del report fonte degli avvertimenti lanciati dal Governatore, emerge chiaramente come la gestione del rischio climatico nel nostro Paese stia evolvendo da tema teorico a priorità di stabilità di bilancio.
Indice
I dati emersi dalle previsioni di Bankitalia sul campione delle imprese italiane sono stati confermati dal report di quest’anno ed evidenziano una spaccatura tra la percezione del rischio e la realtà della propria vulnerabilità climatica:
Fabio Panetta ha esposto i dati del quadro globale aggiornato dal punto di vista strettamente economico:
Si rende sempre più necessario quindi introdurre polizze catastrofali per obbligo di legge, con il fine di colmare il divario strutturale di protezione. Panetta auspica una sinergia tra coperture private, riassicuratori, garanzie pubbliche di ultima istanza e strumenti dei mercati dei capitali.
Confronto di sintesi: cos’è cambiato tra il 2025 e il 2026| Dimensione di analisi | Ivass | Indagine Bankitalia 2025 | Quadro Globale 2026 |
| Danni e impatto economico | Raccolta premi per rischi catastrofali a 3,1 miliardi di euro (+13%). | Perdite medie per le imprese colpite da eventi avversi pari a 380.000 euro (mediana 50.000 euro) con impatti fino al 19% della capacità produttiva. | Danni diretti mondiali da eventi climatici estremi raddoppiati rispetto ai primi anni 2000, raggiungendo i 200 miliardi di dollari. |
| Percezione del rischio fisico | L’84,7% delle compagnie assicurative considera materiali i rischi fisici all’interno dei propri modelli di gestione del rischio. | Il 70% delle imprese valuta la propria esposizione al rischio fisico come bassa o nulla; solo il 33% destina risorse dedicate al rischio fisico. | Il rischio fisico viene riconosciuto come uno shock sistemico diretto su attività economica, inflazione e stabilità del sistema creditizio. |
| Copertura e Protection Gap | Forte divario di protezione: solo il 5,1% delle abitazioni residenziali è assicurato contro le alluvioni e il 5,6% contro i terremoti. | Adesione spontanea contenuta, soprattutto tra le Pmi, rendendo necessario l’intervento con l’obbligo di legge sulle polizze aziendali. | Ampia quota delle perdite mondiali priva di copertura. Necessità di adottare schemi integrati tra pubblico, assicuratori e riassicuratori. |
| Governance e Politiche ESG | L’89% delle compagnie ha integrato i fattori Esg nella governance, mentre l’82,5% adotta politiche d’investimento sostenibili. | Il 79% delle aziende dispone di un sistema di monitoraggio dei rischi, ma più della metà non produce report di sostenibilità o non traccia le emissioni. | La responsabilità delle politiche spetta ai governi; gli interventi devono essere praticabili per garantire il consenso e sostenere gli investimenti privati. |
Se il 2025 aveva mostrato un’Italia imprenditoriale ancora lenta nel misurare le impronte carboniche e incline a ignorare i rischi fisici del proprio territorio, il 2026 sembra segnare il passaggio alla fase dell’emergenza pragmatica, sebbene sollecitata da obblighi di legge.
Le parole di Panetta confermano che per preservare la tenuta del sistema finanziario non si può più fare affidamento sui soli interventi statali a posteriori: serve una strategia d’impatto basata su prevenzione, pianificazione e condivisione sistemica del rischio.