In un quadro nazionale in cui quasi tutti gli atenei formano studenti e docenti sull’intelligenza artificiale, solo uno su quattro ha un budget dedicato. Per la prima volta, a fare...
In un quadro nazionale in cui quasi tutti gli atenei formano studenti e docenti sull’intelligenza artificiale, solo uno su quattro ha un budget dedicato. Per la prima volta, a fare il punto della situazione nel Paese, è l’indagine realizzata dalla Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane, che è stata illustrata ieri a Roma, a Palazzo Brancaccio, alla terza edizione di Higher Education Leader Series, l’evento organizzato da Google for Education. Gli aspetti principali hanno indirizzato il discorso di Gianluigi Greco, delegato Crui per l’Ict e rettore dell’università della Calabria, che ha ricordato come il sistema accademico condivida «da anni» le migliori pratiche sui modelli generativi, «dalla formazione alla ricerca, dalla gestione ordinaria ai servizi per gli studenti». Per adozione, literacy e politiche di governo, ha aggiunto, il sistema «presenta punte molto avanzate, ma anche aree che richiedono sostegno e rafforzamento».
Domande di approfondimento generate da 24Ore AII dati sull’Ai negli atenei italianiVedendo i dati, in effetti, il 93% degli atenei ha attivato almeno un corso di Ai literacy. Nel 2026 se ne contano 978: 334 per la cittadinanza, 264 per i docenti, 225 per gli studenti e 155 per il personale. La quasi totalità considera l’Ai fondamentale per i propri obiettivi e il 65% ha adottato linee guida, mentre un altro 33% le sta discutendo. Le risorse, però, non tengono il passo: solo il 25% ha un fondo dedicato. I 53 casi d’uso censiti si concentrano per l’87% tra amministrazione e didattica, con la ricerca che è ferma al 13%. Il punto debole è il presidio del rischio: il 62% lo valuta solo come principio teorico, il 51% non ha procedure per rilevare usi impropri, il 77% dei regolamenti non cita il responsabile della protezione dei dati e l’82% delle linee guida non prevede sanzioni. Tra i docenti pesano resistenze culturali e assenza di incentivi, tra gli studenti il rischio di delega cognitiva. Per Greco serve superare la fase delle sperimentazioni frammentate verso una governance «sistemica e strutturata». Il compito della Crui, ha spiegato, è «definire linee guida comuni per accompagnare la transizione», in un processo di innovazione «orientato a rispondere alle esigenze delle persone». Il nodo è formare laureati capaci di usare questi strumenti in modo critico. Per Colin Marson, director di Google for Education per le aree Emea e Japac, la svolta passa dal garantire «che i docenti mantengano un ruolo di guida», con le competenze necessarie per accompagnare gli studenti. Senza perdere comunque il passo, perché intanto il mercato corre: su 31 milioni di annunci entry level analizzati da Inco con Chance, il 24% chiede competenze di intelligenza artificiale.
Per Marco Berardinelli, responsabile di Google for Education in Italia, il nostro Paese è tra i più avanzati in Europa lungo tutto il percorso scolastico, dalle maestre della primaria, che usano l’Ai soprattutto per i materiali visivi, fino ai licei. E l’università segue: Gemini for Education è usato da oltre un milione di studenti in più della metà degli atenei.
Il caso LuissGli atenei si stanno attrezzando e nel panorama nazionale le realtà attive sono diverse. Tra le esperienze presentate c’era la Luiss, con il prorettore alla didattica Enzo Peruffo e il prorettore per Rankings, Accreditamenti e Qualità Livia de Giovanni. Dopo l’intesa con Google di marzo, l’ateneo ha aperto Gemini e Notebook a studenti, docenti e staff in un ambiente in cui i dati restano all’università. Nelle ultime due settimane Gemini ha sfiorato i mille utenti attivi al giorno e oltre il 76% lo ha usato in almeno due giornate. Su Notebook prevalgono chat con l’Ai (22,7%) e caricamento di documenti (20,3%). A questo si aggiungono il Gem Wall, una libreria di assistenti per studio e didattica, gli incontri di formazione per docenti e staff e i grant per l’innovazione didattica.
Un Ai Handbook fissa, corso per corso, come l’Ai può essere usata. Su questo, va chiarito che integrare questi strumenti è più semplice nelle discipline quantitative, dove gli studenti la usavano già per gli esercizi, mentre è più complesso in materie come il management. Lì il lavoro ricade sui docenti, protagonisti del cambiamento: vanno ripensati, è il tema sottolineato da Peruffo, i corsi quasi per intero, non solo l’esame finale per timore che si copi. E i tempi sono stretti, perché lo chiedono gli studenti e le aziende, che cercano laureati capaci di usare questi strumenti con spirito critico.