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La Juve come antidoto al populismo

Дата публикации: 14-10-2026 03:00:00

Articolo sorgente Un antidoto al populismo imperante ce l’abbiamo in casa e si chiama Juventus Football Club. Potrebbe sembrare paradossale, quasi disperato, indicare come modello virtuoso per il Paese una società sportiva impegnata nel settore panem et circenses, ma a pensarci bene una squadra di calcio è costretta a convivere con le medesime isterie, paranoie […]

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Articolo sorgente

Un antidoto al populismo imperante ce l’abbiamo in casa e si chiama Juventus Football Club. Potrebbe sembrare paradossale, quasi disperato, indicare come modello virtuoso per il Paese una società sportiva impegnata nel settore panem et circenses, ma a pensarci bene una squadra di calcio è costretta a convivere con le medesime isterie, paranoie e piagnistei di cui si nutrono i populismi.

Di fronte al dilagare della demagogia, nella politica come nel pallone, si può scegliere di cavalcare l’onda del rancore oppure cibarsi delle ossessioni altrui: l’alternativa, insomma, è accettare la resa oppure fortificare il carattere. La Juventus è strutturalmente votata a seguire la seconda strada, a temprare l’acciaio della sua natura vincente. Ieri sera, sorvolando polemiche grottesche e miserabili, ha conquistato il suo settimo scudetto consecutivo, il trentaseiesimo della sua storia, pochi giorni dopo aver festeggiato la quarta Coppa Italia di fila, la tredicesima in totale.

È un’impresa sportiva leggendaria che rimarrà negli albi della Serie A e di cui i tifosi, soprattutto quelli succubi dello spirito del tempo, si renderanno pienamente conto soltanto tra molti anni, quando tutto questo sarà finito. Intanto, però, non è ancora finito niente: sette campionati di seguito è un risultato epico, ma meno straordinario di otto, nove o dieci titoli di campione d’Italia uno dietro l’altro. Chissà se esiste una stella speciale per i dieci scudetti consecutivi…

Il merito di questo trionfo sportivo è innanzitutto dei calciatori, perché la palla è rotonda e sono loro che la calciano dentro la rete avversaria o evitano che la si vada a raccogliere nella propria. Una delle cose più emozionanti di questi anni, per chi frequenta lo Stadium, è l’immancabile rito pre-partita di Pavel Nedved che, invocato a gran voce dai tifosi, si dirige verso la curva Scirea prima applaudendo, poi battendo la mano destra sul cuore e infine indicando con entrambe le mani i calciatori che si stanno riscaldando sul campo, perché sono loro quelli meritevoli dell’affetto degli juventini.

Il merito è certamente dei tecnici guidati dal Vate Massimiliano Allegri, e prima di lui da Antonio Conte, e del team sportivo diretto dal genio del mercato Fabio Paratici, ma la portata del successo della Juventus di questi sette anni non si può valutare se non si aggiungono gli altri risultati ottenuti dalla società guidata da Andrea Agnelli e Beppe Marotta.

Non solo i sette scudetti, le quattro Coppe Italia, le due finali di Champions e le due eliminazioni all’ultimo secondo dopo aver giocato due delle più entusiasmanti partite di sempre, ma anche il gioiello dello Stadium di proprietà, il fatturato più che raddoppiato in un calcio italiano ridimensionato rispetto ai competitor internazionali (una neopromossa della Premier League inglese incassa più diritti televisivi della Juventus), la leadership politica in Europa grazie alla quale dal prossimo anno le squadre italiane automaticamente qualificate in Champions saranno quattro invece di due, le spinte riformatrici in Italia dopo anni di gestione inadeguata, l’apertura dell’avveniristico JVillage alla Continassa, il nuovo logo ridisegnato per trasformare la Juventus in un brand globale non solo sportivo e una strategia di marketing che offre grandi opportunità in America e in Asia. E, infine, la Juventus Women che sabato prossimo, al primo anno di vita, gioca lo spareggio con il Brescia per lo scudetto femminile.

Se il populismo è un movimento di esaltazione demagogica delle capacità delle classi popolari, la Juventus è un metodo di realizzazione delle aspirazioni di tutti noi, non importa per quale squadra facciamo il tifo.

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