Si aspetta la UE per far quadrare i conti che ancora non quadrano. Giorgia Meloni lo dice quasi a bassa voce: «Sto lavorando...» e si riferisce così, nel vertice serale sulla...
Si aspetta la UE per far quadrare i conti che ancora non quadrano. Giorgia Meloni lo dice quasi a bassa voce: «Sto lavorando...» e si riferisce così, nel vertice serale sulla manovra con i leader della maggioranza, alla trattativa serrata con la Commissione sulla nuova flessibilità per l'inflazione. Lo sguardo è fisso sul cellulare, in attesa che Ursula von der Leyen faccia uno squillo. È lo snodo centrale. L'ultima speranza per allargare le maglie della finanziaria, in procinto di approdare in Cdm martedì prossimo, e magari di aprire uno spazio per il taglio dell'Irpef. Impossibile estenderlo fino ai redditi da 60mila euro l'anno: si lavora sul tetto di 55mila, ma la sforbiciata anche così costa un miliardo e mezzo di euro. Sarà tosta. Eppure Meloni ci spera ancora. «Dobbiamo fare qualcosa per il ceto medio», dice riunendo i suoi per un'ora e mezza nel pomeriggio intorno a un tavolo a Palazzo Chigi. Con lei ci sono Matteo Salvini, Antonio Tajani, Maurizio Lupi, Giancarlo Giorgetti e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Sono giorni da far tremare le vene e i polsi, tra proteste dei tir che bloccano il Paese e svuotano gli scaffali e piazze attraversate in marcia - o messe a ferro e fuoco come a Milano - da decine di migliaia di giovani impazienti di risposte. Su di loro si concentra buona parte del vertice.
Contributi per gli affitti, aiuti per l'acquisto della prima casa, detassazione per il primo impiego: queste le ricette in cottura per placare il popolo under 30 che un po' ovunque ribolle. Ma i margini sono stretti. Quattordici miliardi se ne vanno in flessibilità per energia e difesa e i restanti 9 sono una coperta troppo corta per tenere tutto dentro. Specie le bandierine che i leader, sotto lo sguardo spazientito della presidente del Consiglio, provano ancora a piantare. Tajani chiede garanzie sul contributo a banche e assicurazioni. Le ottiene in parte: saranno esclusi gli istituti di piccole dimensioni, ma dal settore il governo si attende pur sempre 5 miliardi di euro (di cui uno dalle assicurazioni). E se Lupi pressa per il pacchetto famiglia - Noi Moderati chiede di estendere a 6 mesi il congedo parentale retribuito all'80 per cento - Salvini torna alla carica sulla pensione anticipata a 64 anni. Siamo ancora al braccio di ferro. Meloni predica calma e chiede lucidità. Attende Bruxelles per un'insperata svolta sul taglio Irpef, il segnale al "ceto medio" a cui tanto tiene.
Quello che ieri a Palazzo Chigi doveva essere un punto veloce tra i leader della maggioranza per discutere della manovra è quindi diventato un confronto un po' più lungo per trovare l'equilibrio tra risorse disponibili e priorità.
La bussola è composta da famiglia, produttività e salari. Gli spazi, però, non sono molti: il persistere della crisi sui carburanti continua a costringere il governo a mettere mano al portafoglio per aiutare questo o quel settore, e perciò l'ultima legge di bilancio prima delle elezioni del prossimo anno dovrà essere calibrata bene. E la cronaca non fa che aggiungere priorità da affrontare.
Senza avere una visione chiara delle intenzioni di Bruxelles è tuttavia complicato stendere nero su bianco le misure. Dal confronto è però emersa la volontà di portare il testo in Consiglio dei ministri la prossima settimana. Un auspicio, dopo i rinvii che hanno fatto slittare l'arrivo della manovra alla Camera, in teoria previsto per martedì scorso.
LE IPOTESI
E allora possono prendere corpo la flat tax al 5% dedicata agli under 30 alla loro prima assunzione; la cedolare secca al 5% sugli affitti a lunga scadenza, che scende al 2% per chi dà la propria abitazione ai giovani; la proroga del bonus mamme, che dovrà essere modulato anche in base al tiraggio finora registrato. Sotto la voce produttività, l'idea è invece quella di provare a favorire la crescita dimensionale delle imprese italiane, anche dando loro incentivi all'adozione di nuove tecnologie in azienda attraverso il sistema dell'iper-ammortamento.
Come ogni anno in questo periodo, le attese sono tante. «Si diffonde una sorta di aspettativa generalizzata», come se con la manovra «si possano affrontare, se non risolvere in una volta sola, tutte le questioni che riguardano il Paese», ha ricordato Giorgetti. Ma «sappiamo che non è così», mette in chiaro il titolare del Mef, che lancia un richiamo a tutti: «Fenomeni come la trasformazione demografica e l'impatto della tecnologia su una forza lavoro mediamente più anziana non possono essere affrontati solo dallo Stato, ma richiedono uno sforzo congiunto delle istituzioni, delle imprese e delle parti sociali».
Con Bruxelles intanto si discute della flessibilità. La Commissione ha già dato il via libera all'attivazione della clausola di salvaguardia, portando alla manovra una dote da circa 14,3 miliardi. Gli spazi sono legati a investimenti che, come tali, hanno i loro tempi per poter essere messi in campo. I due anni previsti dalla clausola di salvaguardia europea, con scadenza 31 dicembre 2028, potrebbero non essere sufficienti in molti casi. E su questo si sta trattando.
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