La corsa del petrolio, i timori per la tenuta dei conti pubblici europei e i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti in intelligenza artificiale. Sono i tre ingredienti della tempesta...
La corsa del petrolio, i timori per la tenuta dei conti pubblici europei e i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti in intelligenza artificiale. Sono i tre ingredienti della tempesta perfetta che si è abbattuta ieri sui mercati.
L'AVVERSIONE AL RISCHIO
«La seduta è stata caratterizzata da un generale aumento dell'avversione al rischio, alimentato da due fattori principali: la pressione sui titoli di Stato europei e le nuove incertezze sul comparto tecnologico statunitense», osserva Francesco Sedati, head of equity di Eurizon. Da un lato c'è il timore che la crisi geopolitica alimenti una nuova fiammata dell'inflazione, dall'altro la prospettiva di tassi elevati più a lungo.
Le tensioni in Medio Oriente e gli attacchi degli Houthi hanno spinto il Brent oltre i 111 dollari al barile: se il rincaro dell'energia dovesse consolidarsi, le banche centrali sarebbero costrette ad alzare i tassi, con conseguenze sugli investimenti delle imprese e sui consumi delle famiglie. E il rischio che la crescita rallenti mentre l'inflazione resta elevata. Riducendo i margini di manovra delle politiche economiche: rendimenti più alti, si traducono in maggiori costi per gli Stati.
Sul mercato obbligazionario europeo, il punto di maggiore tensione è la Francia. Lo spread decennale rispetto al Bund tedesco si è portato oltre i 170 punti base, anche in attesa della revisione del rating da parte di Moody's: il giudizio attuale è Aa3 con outlook negativo.
LE PREVISIONI
A causa dell'elevato disavanzo e dell'incertezza politica, gli analisti si aspettano per oggi un taglio a A1. «Le tensioni si sono concentrate sulla Francia, ma il movimento ha coinvolto, seppure in misura più contenuta, anche gli altri Paesi dell'area euro - spiega Sedati che poi aggiunge - Il mercato continua a considerare i problemi dell'Italia meno pronunciati rispetto a quelli francesi». La corsa dello spread si è fermata a 125 punti (45 punti in meno di quelli francesi).
L'incertezza sui mercati ha spinto gli investitori verso i bond governativi, innescando un "fly to quality" che ha premiato i Treasury americani - tornati sotto il 5% per la prima volta da settembre - e i Bund tedeschi, scesi di 10 punti base. «Questo effetto di contagio ha penalizzato i listini europei, con l'Euro Stoxx 50 in calo di circa il 2%, con ripercussioni sul settore bancario, tradizionalmente sensibile alle tensioni sui titoli governativi», dice Sedati. Milano ha chiuso in rosso del 2,54%, Parigi dell'1,39%, Francoforte dell'1,07% e Londra dello 0,26%. Il rialzo dei rendimenti è stato anche al centro dell'intervento del governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, ieri a Torino: «L'epicentro dell'aumento è negli Stati Uniti: hanno un debito crescente e un disavanzo significativo, ma riescono a finanziarlo».
LA TRASMISSIONE
La trasmissione dei rendimenti, tuttavia, produce effetti diversi sulle economie europee. «Sono aumentati meno in Germania perché ha una finanza pubblica solida - ha aggiunto il numero uno di via Nazionale - noi abbiamo il debito alto, ma delle condizioni tendenziali della finanza pubblica di gran lunga migliori rispetto al passato».
«Negli Stati Uniti, invece, le vendite hanno interessato soprattutto la tecnologia» osserva Sedati che poi spiega come a pesare siano «i dubbi sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nell'intelligenza artificiale. Anche l'incertezza sulle possibili Ipo di OpenAI e Anthropic contribuisce a rendere più prudente il sentiment verso il settore».
La tempesta sui titoli del debito fa sentire i suoi effetti sui grandi investitori. NorgesNorges Bank Investment Management, il fondo sovrano della Norvegia, ha dichiarato che il suo portafoglio di investimenti ha registrato una perdita di 30 miliardi di dollari nel terzo trimestre, a causa dell'aumento dei tassi d'interesse, che ha penalizzato i rendimenti dei suoi investimenti obbligazionari.
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