Il report Istat 2025 racconta i primati agricoli italiani in Europa, da nocciole e riso, ma anche la dipendenza dall'estero su cereali e olio
L’Italia non è il Paese con la maggiore superficie agricola dell’Unione europea, né quello che primeggia indistintamente in tutte le produzioni. La sua forza è piuttosto nella specializzazione di alcune filiere, in prodotti ad alto valore economico e nella capacità di trasformare la materia prima agricola in eccellenze riconosciute sui mercati internazionali.
Secondo i dati diffusi dall’Istat il 4 settembre 2026, nel 2025 i campi coltivati italiani rappresentavano l’8,7% del totale europeo, (prima si posizionano Francia, Spagna, Germania e Polonia). Eppure, in alcune produzioni, l’agricoltura italiana copre da sola oltre la metà di tutto ciò che viene coltivato nell’Ue, primeggiando su tutti.
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Da quello che è emerso dalle statistiche agricole, mentre alcune filiere stavano già attraversando una fase di difficoltà che si è protratta fino ad oggi, circa tre quarti della produzione europea di nocciole nel 2025 è attribuibile all’Italia (il 75,2% in tutta l’Ue). Al secondo posto per peso sulla produzione Ue troviamo invece il riso, con una quota italiana pari al 52,8%. In questo caso l’Italia concentra oltre la metà della produzione europea, confermandosi uno dei principali poli produttivi del continente.
Molto rilevante è anche la posizione italiana nel frumento duro, che rappresenta il 43,2% della quota Ue, mentre quella del pomodoro in piena aria raggiunge il 42,1% della produzione europea. Il nostro Paese raggiunge poi il 37,9% della produzione Ue di soia, il 33,2% dell’uva, il 30,5% delle arance e il 20,4% delle mele nella produzione europea.
| Prodotto | Quota italiana sulla produzione Ue |
| Nocciole | 75,2% |
| Riso | 52,8% |
| Frumento duro | 43,2% |
| Pomodoro in piena aria | 42,1% |
| Soia | 37,9% |
| Uva | 33,2% |
| Arance | 30,5% |
| Mele | 20,4% |
La forza produttiva di alcune coltivazioni convive però con una crescente dipendenza dalle importazioni per altre materie prime agricole. Questa situazione è per esempio evidente nel comparto dei cereali. Il frumento prodotto in Italia non è sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale e nel 2025 le importazioni di questo prodotto hanno raggiunto circa 97 milioni di quintali, a fronte di una produzione nazionale di circa 59,5 milioni di quintali.
La situazione si è progressivamente accentuata nel corso degli anni, con le importazioni che dal 2014 si mantengono su livelli superiori alla produzione interna, anche se la forbice è diventata ancora più ampia dal 2022.
Una dinamica simile e ancora più evidente è avvenuta con il mais. Nel 2006 l’Italia produceva quasi 96 milioni di quintali e ne importava meno di 20 milioni. Nel 2025, invece, la produzione nazionale è scesa a poco meno di 55 milioni di quintali, mentre le importazioni sono arrivate a circa 70 milioni. In vent’anni, quindi, le importazioni sono quasi quadruplicate e hanno superato strutturalmente la produzione nazionale.
Vino e olio, cosa dicono i numeri del Made in ItalyUn discorso a parte bisogna invece fare per vino e olio, due eccellenze del Made in Italy ma che hanno seguito dinamiche opposte.
Il vino, per esempio, mostra una tenuta nel lungo periodo:
L’olio presenta invece una situazione molto più complessa:
L’Italia continua a essere protagonista del commercio internazionale dell’olio, ma il paradosso è che una parte significativa del fabbisogno interno viene coperta attraverso le importazioni.