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La rubrica del dott. Regolo Ricci – Epilessia: diagnosi, terapia e stigma sociale

Дата публикации: 08-10-2026 07:15:48

Torna l’appuntamento con la rubrica del dott. Regolo Ricci, dedicata all’approfondimento di temi di attualità sanitaria e alla riflessione su questioni di interesse medico e sociale. In questo nuovo contributo, il dott. Ricci affronta il tema dell’epilessia, soffermandosi sulle possibilità diagnostiche e terapeutiche, sui progressi della ricerca e, soprattutto, sullo stigma sociale che ancora oggi […]
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Torna l’appuntamento con la rubrica del dott. Regolo Ricci, dedicata all’approfondimento di temi di attualità sanitaria e alla riflessione su questioni di interesse medico e sociale.

In questo nuovo contributo, il dott. Ricci affronta il tema dell’epilessia, soffermandosi sulle possibilità diagnostiche e terapeutiche, sui progressi della ricerca e, soprattutto, sullo stigma sociale che ancora oggi accompagna questa patologia. Un’occasione per richiamare l’attenzione sull’importanza dell’informazione, della prevenzione dei pregiudizi e di un’adeguata assistenza ai pazienti e alle loro famiglie.

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Per fortuna, nonostante la disinformazione che circola sui social, alimentata dal negazionismo scientifico degli antiprogressisti, oscurantisti, reazionari e tecnofobi, la ricerca va avanti e i malati ne possono trarre beneficio. Ce lo conferma un articolo di Piano Molise del 21.09.26 in cui si parla di una nuova tecnica chirurgica che, in alcuni casi selezionati, può combattere l’Epilessia quando la terapia farmacologica non funziona. Condizione che interessa il 30% circa degli epilettici. Una bella notizia per gli epilettici che, oltre ai sintomi fisici, devono subire lo stigma sociale dovuto a pregiudizi e paure infondate della società che li emargina e li spinge ad un isolamento che aggrava le loro condizioni inducendoli a trascurarsi e a rinunciare alle cure. Con grande disagio anche per i familiari che li assistono. Lo stigma sociale è molto comune nella società contemporanea, sempre più egoista, che trascura e isola le persone bisognose di assistenza affetti da alcune malattie come: Obesità, Disturbi mentali e psichiatrici, Malattie infettive croniche o a trasmissione sessuale, Dipendenze patologiche, Dipendenze patologiche, Situazioni economiche disagiate e l’Epilessia. Una delle patologie neurologiche croniche più diffuse, tanto che, nel 1965, è stata riconosciuta malattia sociale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Può insorgere a qualsiasi età, ma i picchi di incidenza si hanno durante l’infanzia e dopo i 65 anni. Colpisce l’1% della popolazione italiana per un totale di circa 500-600 mila persone. Gli esperti giudicano queste percentuali sottostimate perché spesso, ancora oggi, l’Epilessia viene tenuta nascosta per evitare lo stigma sociale. Il termine epilessia deriva dal greco e significa essere sopraffatti, essere colti di sorpresa. La malattia, infatti, ha un esordio improvviso. Nel caso della Crisi Tonico-Clonica (Grande Male) si osserva dapprima una rigidità diffusa di tutto il corpo e poi movimenti involontari ai 4 arti con perdita di coscienza; talora la persona colpita può anche mordersi la lingua o perdere la capacità di controllare i muscoli che regolano la fuoriuscita di urina (sfintere vescicale) o feci (sfintere anale). Nel caso di Crisi di Assenza (Piccolo Male), che interessa soprattutto i bambini, i fenomeni sono meno eclatanti. Chi ne soffre, manifesta episodi di durata breve con sospensione delle attività, sguardo fisso nel vuoto, assenza di risposta che durano tra i 5 e i 15 secondi (raramente supera i 30 secondi). In entrambi i casi i malati non ricordano niente dell’accaduto ma, nella Crisi di Assenza il paziente riprende le attività senza manifestare confusione mentale e come se niente fosse accaduto. Nel caso della Crisi Tonico Clonica, invece, c’è stato confusionale, amnesia e la lucidità mentale si riattiva dopo una decina di minuti o qualche ora. I familiari, i responsabili delle strutture ricreative e lavorative (per i ragazzi il personale scolastico) andrebbero educati al comportamento da adottare in caso di crisi epilettica perché la diagnosi di Epilessia è innanzitutto clinica. Aiuta molto, quindi, una descrizione completa e dettagliata delle crisi epilettiche da parte di chi ha assistito alle crisi. Chi è presente deve proteggere la testa inserendo qualcosa di morbido sotto la nuca per evitare traumi, allontanare oggetti appuntiti o duri nei dintorni, allentare abiti stretti attorno al collo (colletti, cravatte), posizionare la persona su un fianco, al termine della crisi per facilitare la respirazione, rimanere accanto alla persona finché non riprende piena coscienza, rassicurandola con tono calmo. Ove possibile sarebbe utile cronometrare la durata della crisi e, ove possibile, videoregistrare l’episodio per consentire poi al medico di distinguerlo da manifestazioni non epilettiche, come sincopi o attacchi di panico. Durante la crisi epilettica non si deve inserire nulla in bocca né bloccare i movimenti, né somministrare cibo, acqua o farmaci per bocca. Se la crisi dura più di 5 minuti, si verifica una seconda crisi subito dopo la prima (senza che la persona abbia ripreso conoscenza), è la prima volta che si verifica una crisi epilettica, la persona si ferisce cadendo, ha difficoltà respiratorie persistenti o è in gravidanza, bisogna chiamare i numeri di emergenza (112 e/o 118). Gli esami strumentali che vengono utilizzati per la diagnosi di Epilessia sono: elettroencefalogramma (EEG), risonanza magnetica (RM). indagini genetiche in alcuni casi selezionati. Chi soffre di epilessia dovrebbe evitare la privazione di sonno, l’abuso di alcol e droghe, l’esposizione a luci intermittenti in caso di epilessia fotosensibile. I farmaci consentono il controllo delle crisi nel 70% circa dei pazienti e comprendono quelli di prima, seconda e terza generazione che il medico sceglierà analizzando il caso clinico. La terapia dell’Epilessia richiede un approccio multidisciplinare formato da Neurologi, Neuroradiologi, Neurochirurghi e medico di medicina generale che prescrive gli esami di controllo, monitora l’aderenza alla terapia, gestisce gli aspetti di salute generale del paziente, fa da tramite con gli specialisti.

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