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Hough e Rattle per un travolgente concerto scaligero

Дата публикации: 17-10-2026 09:38:20

RACHMANINOV Concerto n. 3 in re min. op. 30 per pianoforte e orchestra STRAVINSKI Canto funebre op. 5; Le sacre du printemps pianoforte Sir Stephen Hough Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, direttore Sir Simon Rattle Milano, Teatro alla Scala, 11 ottobre 2026 Ascoltare una fiaba con il suo incipit celeberrimo cattura subito l’attenzione e la curiosità ...
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RACHMANINOV Concerto n. 3 in re min. op. 30 per pianoforte e orchestra STRAVINSKI Canto funebre op. 5; Le sacre du printemps pianoforte Sir Stephen Hough Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, direttore Sir Simon Rattle

Milano, Teatro alla Scala, 11 ottobre 2026

Ascoltare una fiaba con il suo incipit celeberrimo cattura subito l’attenzione e la curiosità di quanti si pongono attorno ad un narratore: così avviene con l’ormai celeberrimo Terzo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov dove il tema iniziale, brevemente introdotto dall’orchestra quasi a coinvolgere chi è ancora distratto, rappresenta quel modo narrativo di scivolare pian piano nella vicenda senza strappi sconvolgenti. È tutto il racconto poi ad essere un organico insieme di eventi che descrivono infiniti stati d’animo collegati tra di loro dal ritornare ciclico della voce iniziale. Rachmaninov utilizza tutte le possibilità che il pianoforte offre per scandagliare non solo le proprie riflessioni estetiche, ma anche per dar modo al pianista stesso di esibire tutta la raffinatezza di dinamiche ed al contempo l’estroversione virtuosistica della quale può essere capace.

Nella serata di domenica abbiamo assistito ad una esecuzione che non rientrava nella norma del grande sfoggio pirotecnico cui, purtroppo, si è spesso indugiato. L’attenzione di Stephen Hough si è rivolta a chiarire tutti i discorsi e le linee interne che sorreggono questa enorme costruzione e a far dialogare le frasi tra di loro, scegliendo di volta in volta tutte le minime variazioni timbriche necessarie a rendere quanto chiesto dal compositore. In alcuni casi la geometria del brano è emersa con tale vivida chiarezza da offrire quasi una struttura bachiana ad una pagina che talvolta è stata accusata di esser fin troppo brunita ed oscura. La Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks guidata da Simon Rattle non solo ha concertato insieme al pianista, ma l’ha sostenuto con estrema delicatezza ove necessario e ricchezza nei momenti più accesi offrendo un dialogo elegante e mai sopra le righe. Si direbbe quasi una esecuzione che torna alle origini delle scelte richieste da Rachmaninov stesso e da lui lasciateci in una celebre esecuzione discografica.

Nella seconda parte, dopo il doveroso omaggio al pianista e il suo raffinato bis da Paderewski, si è goduta l’esecuzione di quel capolavoro extra temporale quale è Le sacre du printemps di Stravinski: pagina che esce dalla stretta data di composizione per assurgere a riferimento assoluto nella storia della musica dalle origini ai giorni nostri. Simon Rattle ne è stato interprete di pari grandezza alla partitura che domina con quella apparente facilità derivante da uno studio di lunga annata e quasi ormai conviviale, rendendo in apparenza lineare, col supporto dei magnifici bavaresi, quella che è comunque una delle scritture più complesse di sempre. Si è notato così come l’infinito avvicendarsi di temi, variazioni, ritmi e nuovamente temi contrapposti, giustapposti per poi essere richiamati all’ordine e lasciati come accantonati ed infine nuovamente messi in luce in un continuo fluire musicale, sia stato esaltato da Rattle in una lussureggiante ricerca di timbri e sfumature, rubati impercettibili e fraseggi dalla straordinaria fantasia che ha permesso di andare oltre al mero lavoro di cesello per restituire il capolavoro totalmente compiuto e definito per l’ascoltatore.

Ad introdurre la seconda parte una pagina di recente riscoperta: quel Canto funebre rimasto a giacere per oltre un secolo nei polverosi archivi russi e che permette di comprendere quale sia stata l’evoluzione artistica di Stravinski, mirabolante per intelligenza nell’arco di quei pochissimi anni che separano il Canto funebre da Le sacre du printemps.

L’ovazione che ha accolto al termine orchestrali e direttore è stata gratificata da una raffinatissima esecuzione del Pas de deux dall’Apollon musagète, sempre di Stravinski. Altra pagina che sarebbe di grande interesse ascoltare più di frequente, così come tutta l’opera del geniale musicista. Al pari si auspicherebbe di non dover attendere vari anni per poter godere di una orchestra e direttore così affascinanti e stimolanti, purtroppo di rado presenti nei cartelloni italiani.

Emanuele Amoroso

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