VENEZIA - Novantatré anni e non sentirli. In una Venezia mutata nel tempo, oggi diversa in molti aspetti da quel lontano 1923, quando l'attività ha iniziato a muovere i suoi...
VENEZIA - Novantatré anni e non sentirli. In una Venezia mutata nel tempo, oggi diversa in molti aspetti da quel lontano 1923, quando l'attività ha iniziato a muovere i suoi primi passi, la libreria Toletta continua a rappresentare un punto di riferimento prezioso in città. Una sorta di sentinella silenziosa che ha vissuto gli effetti dello scorrere del tempo, imparando a conviverci e adattandosi ad essi, a cominciare dalla sua clientela, «cambiata proprio com'è cambiata Venezia», osserva Giovanni Pelizzato, attuale proprietario dello storico negozio avviato dal nonno Angelo, nonché presidente della Municipalità di Venezia, Murano e Burano.
«È una bella impresa riuscire a gestire entrambi gli impegni. Ormai ride il libraio sono diventato uno "sportello ambulante" per tutto! Chiunque sa dove trovarmi». Ieri la serata di festa insieme ai tanti amici della Toletta per celebrare un'ulteriore tappa del lungo percorso. «Sì, perché tre anni fa, quando abbiamo ricordato i novant'anni della libreria, i presenti hanno lanciato l'idea di continuare a festeggiare ogni anno, fino ai fatidici cento. Angelo Pelizzato farebbe ricorso alla sua ironia dicendo: "Rivarghe, a cento barete! "».
Gli abitanti in Laguna diminuiscono e garantire un'offerta che abbracci, almeno in parte, anche un pubblico straniero, è divenuto un elemento necessario. «Per quanto la componente turistica sia minoritaria, va soddisfatta. Ormai non possiamo tenere solo libri in italiano e proponiamo anche qualche gadget curioso, legato alla città, come il Monopoly edizione Serenissima o il gioco "Venice alive" di Vanessa Milan. I visitatori di passaggio incidono, in termini di nostra clientela, per circa il 15%, mentre gli affezionati, che vengono a Venezia con più frequenza, periodicamente, per un 35-40%». Per contrastare la monocultura turistica, per Pelizzato una valida strada la possono rappresentare le Fondazioni internazionali che hanno scelto di puntare sulla città d'acqua; e, più in generale, cultura e arte.
«È un'ottima cosa per Venezia. Credo tuttavia si senta la mancanza di un coordinamento. Penso, insomma, ad una specie di cabina regia in seno al Comune». Un esempio virtuoso citato da Pelizzato è quello della Biennale, «parte integrante della città». Venezia potrebbe ripartire proprio dalla cultura, «ma deve essere una cosa ben strutturata, non lasciata solo ai buoni propositi dei singoli». Cultura «che è veramente la forza di questa città» e intesa a 360 gradi, comprendente, tra le altre cose, pure università e teatri. Pelizzato commenta anche il valore che possono avere le visite istituzionali all'estero, verso le quali però il giudizio è tiepido. «Non è una mossa sbagliata, è anche un modo per presentare la nuova amministrazione, dopodiché va detto come Venezia, già di per sé, sia una città al centro di ogni attenzione e riflessione».
Un capitolo a parte va riservato alla tutela del saper fare artigiano, che potrebbe partire intanto dall'individuazione effettiva di quelle botteghe che abbiano «una storicità, oppure delle caratteristiche legate all'imprenditoria femminile o giovanile, con intento comune: rivolgersi ad un pubblico sia di residenti che di estimatori di Venezia, che vengono a visitarla con rispetto e attenzione».