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Crisi mar Rosso, Pessina (Federagenti): "Nuove rotte, ma i porti liguri non soffrono"

Дата публикации: 26-09-2026 02:40:56

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La crisi del Mar Rosso, del canale di Suez, gli attacchi degli Houthii, le nuove rotte, tutto questo ha riflessi sulla portualità ligure? Oggi lo chiediamo a Paolo Pessina, presidente di Federagenti.
"La situazione è difficile, complicata, ormai tutti quanti sanno cosa sta succedendo, però io distinguerei due tipi di traffici, quelli di tipo petrolifero e quelli di tipo contenitore. Diciamo che i nostri porti sono soprattutto condizionati dai traffici di tipo contenitore. La situazione è in evoluzione. Ci sono alcune linee che hanno già per un 30% ripreso a utilizzare il Mar Rosso, nonostante il problema della guerra che è in atto in quella parte, però per il 70% delle linee continuano a passare verso la rotta del Sudafrica.
Le potenzialità (anche future) della rotta del Nord Africa 
La novità è che i liner stanno valutando anche in futuro di continuare a utilizzare la rotta del Sudafrica, nonostante i costi che sono maggiori rispetto a quelli della rotta del Mar Rosso: hanno fatto dei calcoli e valutato che è anche conveniente utilizzare, per andare nel Nord Europa, quella rotta. Anche perché questo gli permette di impegnare più naviglio e nei prossimi due anni noi avremo una sovraccapacità di navi, che sono tutti gli order book nuovi che sono in arrivo e questo permetterà alle linee di mantenere questo naviglio in mare e i noli ad un certo livello, senza che le grandi linee non vadano in perdita. Ma il fatto che, appunto come lei ci sta dicendo,  le compagnie di navigazione vadano a preferire il Capo di Buona Speranza con dieci giorni in più di navigazione per accedere direttamente al Nord Europa, non rischia di penalizzare invece i porti come quelli italiani, liguri?
No, perché quello che sta avvenendo in questo momento è che comunque quelle rotte utilizzano il porto di transhipment del Marocco, quindi di Tangeri, e da quei porti portano le merci che sono destinate in questo momento nel Mediterraneo. Questa è la situazione attuale. In futuro verrà utilizzato nuovamente, e già lo stanno utilizzando per almeno il 30% le grandi linee, il Mar Rosso e quindi i nostri porti non verranno penalizzati, verranno serviti sia da una parte che dall'altra, a seconda della tipologia dei traffici.
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La crisi del Mar Rosso, del canale di Suez, gli attacchi degli Houthii, le nuove rotte, tutto questo ha riflessi sulla portualità ligure? Oggi lo chiediamo a Paolo Pessina, presidente di Federagenti.

"La situazione è difficile, complicata, ormai tutti quanti sanno cosa sta succedendo, però io distinguerei due tipi di traffici, quelli di tipo petrolifero e quelli di tipo contenitore. Diciamo che i nostri porti sono soprattutto condizionati dai traffici di tipo contenitore. La situazione è in evoluzione. Ci sono alcune linee che hanno già per un 30% ripreso a utilizzare il Mar Rosso, nonostante il problema della guerra che è in atto in quella parte, però per il 70% delle linee continuano a passare verso la rotta del Sudafrica.

Le potenzialità (anche future) della rotta del Nord Africa 

La novità è che i liner stanno valutando anche in futuro di continuare a utilizzare la rotta del Sudafrica, nonostante i costi che sono maggiori rispetto a quelli della rotta del Mar Rosso: hanno fatto dei calcoli e valutato che è anche conveniente utilizzare, per andare nel Nord Europa, quella rotta. Anche perché questo gli permette di impegnare più naviglio e nei prossimi due anni noi avremo una sovraccapacità di navi, che sono tutti gli order book nuovi che sono in arrivo e questo permetterà alle linee di mantenere questo naviglio in mare e i noli ad un certo livello, senza che le grandi linee non vadano in perdita.

Ma il fatto che, appunto come lei ci sta dicendo,  le compagnie di navigazione vadano a preferire il Capo di Buona Speranza con dieci giorni in più di navigazione per accedere direttamente al Nord Europa, non rischia di penalizzare invece i porti come quelli italiani, liguri?

No, perché quello che sta avvenendo in questo momento è che comunque quelle rotte utilizzano il porto di transhipment del Marocco, quindi di Tangeri, e da quei porti portano le merci che sono destinate in questo momento nel Mediterraneo. Questa è la situazione attuale. In futuro verrà utilizzato nuovamente, e già lo stanno utilizzando per almeno il 30% le grandi linee, il Mar Rosso e quindi i nostri porti non verranno penalizzati, verranno serviti sia da una parte che dall'altra, a seconda della tipologia dei traffici.

Una cartine del Medio OrienteLa zona dello stretto di Hormuz e del mare Rosso

Riforma dei porti: "Giusta la regia nazionale"

Sta per prendere forma, sta per prendere sempre più forma la nuova riforma dei porti. In che direzione si sta andando? In quella giusta?

A nostro avviso si sta andando nella direzione giusta. Poi una questione è il dibattito parlamentare che è in atto in questo momento, che prevede ben 600 emendamenti che poi verranno ridotti a circa la metà per la discussione. Ma per noi è fondamentale avere una strategia unica nazionale per quanto riguarda la portualità. Questa è una questione fondamentale anche di competitività con i porti del Nord Europa che, oltre ad avere un vantaggio competitivo, sono anche soltanto tre, tre nazioni con tre porti. Noi invece abbiamo una nazione con tutti i porti del Nord Tirreno più tutti i porti del Nord Adriatico. Dobbiamo quindi fare sistema e occorre per fare sistema una regia nazionale. Non possiamo più permetterci di fare investimenti a pioggia, piccoli, e che non ci danno alcun vantaggio.

Noi abbiamo il sistema del Nord Tirreno, da Livorno fino a Vado e quello del Nord Adriatico, da Ravenna fino a Trieste. E su questi riteniamo che sia fondamentale puntare per poter recuperare competitività e mettere anche a frutto gli investimenti pubblici che si stanno facendo, che sono in atto e che sono stati fatti.

Quindi lei ha una visione ampia nazionale, non teme che la nuova società Porti s.p.a. possa depotenziare le Autorità portuali?

Non credo, perché la regia deve essere quella di scelta strategica sugli investimenti, poi è logico che la gestione degli investimenti rimane alle Autorità portuali. Quindi da questo punto di vista non vedo il problema di depotenziamento delle Autorità portuali". 

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